Addebito separazione e assegno divorzile

 


Addebito separazione e assegno divorzile: quali effetti e quali preclusioni?

 

Andiamo dritti al punto: quali sono i riflessi che la pronuncia separativa può comportare sull’assegno divorzile?


Diversi sono i presupposti tra le due pronunce, anche se vi è un comune denominatore: la mancanza di mezzi adeguati del coniuge richiedente.

In caso di separazione vi è ancora un vincolo coniugale che resta in piedi (e per tale motivo i “redditi adeguati” cui va rapportato l’assegno di mantenimento sono quelli necessari a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, essendo ancora attuale il dovere di assistenza materiale, che ha una consistenza ben diversa dalla solidarietà post-coniugale, presupposto dell’assegno di divorzio).


Col divorzio è proprio lo scioglimento del rapporto che determina la possibilità per il giudice di disporre la corresponsione di un assegno.


Possiamo affermare che il diritto all’assegno di separazione viene a cessare con la pronuncia divorzile, che ha basi diverse.


La giurisprudenza è granitica nell’osservare come non vi sia alcun automatismo tra riconoscimento dell’assegno di mantenimento e quello divorzile.


La determinazione dell’assegno di divorzio, infatti, è “indipendente dalle statuizioni patrimoniali operanti, per accordo tra le parti e in virtù di decisione giudiziale, in vigenza di separazione dei coniugi, atteso che l’assegno divorzile, presupponendo lo scioglimento del matrimonio, prescinde dagli obblighi di mantenimento e di alimenti operanti nel regime di convivenza e di separazione e costituisce effetto diretto della pronuncia di divorzio” (Trib. Monza 25.01.2010).

 

addebito separazione

 


L’approdo è meno certo e consolidato quando si faccia riferimento alle conseguenze che la pronuncia di addebito possa avere non già e non tanto sulle statuizioni patrimoniali in sede separativa, quanto sulle condizioni divorzili.


Cosa dice la legge?


Non vi è un’espressa disciplina al riguardo.


L’art. 5 della legge sul divorzio stabilisce che “con la sentenza che pronuncia lo scioglimento….del matrimonio, il Tribunale, tenuto conto …delle ragioni della decisione… dispone l’obbligo per un coniuge” di somministrare all’altro un assegno.


Un paradigma piuttosto vago e di non univoca applicazione.


Qui si aprono due orizzonti interpretativi.


Uno più recente, ma meno autorevole, che viene a leggere l’inciso “ragioni della decisione” parafrasandolo come causa del fallimento matrimoniale e conseguente impossibilità al ripristino della comunione materiale e spirituale tra i coniugi.


Ecco, allora, che l’eventuale violazione degli obblighi matrimoniali, accertata in sede di separazione con pronuncia di addebito, può essere una chiave di lettura della menzione di legge alle “ragioni della decisione” per la statuizione o meno dell’obbligo contributivo.


Fermo infatti che non può tenersi conto delle vicende successive alla separazione …. le condotte anteriori, tenute nel corso della vita matrimoniale, possono essere valutate, quali “ragioni della decisione”:

a) se, in quanto integranti violazione dei doveri nascenti dal matrimonio, siano alla base di una pronuncia di addebito della separazione, abbiano cioè costituito motivi di addebito

b) se tali motivi siano anche le cause che ostano alla ricostituzione della comunione tra i coniugi, ex art. 1 L. div., giustificando, quindi, la pronuncia di divorzio” (Corte d’Appello Napoli, 10/01/2019).


Di contro, va segnalato un diverso orientamento – più risalente ma fatto proprio dalla Suprema Corte – che non attribuisce alcuna efficacia preclusiva all’eventuale addebito della separazione per ciò che concerne la statuizione dell’assegno divorzile, bensì solamente lo ascrive a circostanza da tenere in considerazione per determinarne l’ammontare.

 

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Addebito separazione e assegno divorzile: l’incidenza sulle “ragioni della decisione”

 


“ Nel giudizio di divorzio il riconoscimento dell’assegno non è precluso … dall’addebito della separazione, che può incidere soltanto sulla misura dell’assegno, per effetto della valutazione demandata al giudice di merito in ordine alle cause del venir meno della comunione materiale e spirituale di vita tra i coniugi”. (Cass. Civ. 18539/13)


Infatti, una volta stabilita la spettanza in astratto dell’assegno divorzile, per non essere il coniuge richiedente in grado, per ragioni oggettive, di godere di mezzi adeguati, il giudice dovrebbe poi procedere alla determinazione in concreto dell’assegno in base alla valutazione ponderata e bilaterale dei criteri indicati nello stesso art. 5 (ragioni della decisione, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno od a quello comune, reddito di entrambi, durata del matrimonio), che quindi agiscono come fattori di moderazione e diminuzione – ma non di automatica esclusione – della somma considerabile in astratto.


In buona sostanza, “le ragioni della decisione”, intese con riferimento ai comportamenti che hanno cagionato il fallimento dell’unione, costituiscono uno dei parametri per la liquidazione dell’importo dovuto.


La valutazione di tali elementi, da effettuarsi anche in rapporto alla durata del vincolo, rappresenta infatti una fase ulteriore rispetto a quella del riconoscimento del diritto all’assegno, ed agisce ordinariamente come fattore di moderazione e diminuzione della somma considerata in astratto, potendo valere ad azzerarla soltanto in ipotesi estreme”.

 

 

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