figli possono accettare l'eredità al posto del genitore

 

I figli possono accettare l’eredità al posto del genitore? La rappresentazione

 


Non c’è bisogno di essere morto per lasciare un’eredità…..
(Onyi Anyado)

 

….Si può rinunziare alla propria. (art 467 cc)

 

Oggi ci soffermiamo ad analizzare il caso in cui chi sia potenziale erede, vuoi perchè sia stato indicato come tale in un testamento, vuoi perchè – in assenza di un atto di ultime volontà – lo sia per legge, non possa (ad esempio perchè premorto) o non voglia (rinunziando) accettare l’eredità.


In tali ipotesi il nostro codice civile contempla l’istituto della rappresentazione che comporta la facoltà per i discendenti del chiamato all’eredità di subentrargli nel luogo e nel grado ove, appunto, non ne avesse avuto accesso lui personalmente.


Si tratta di una chiamata “indiretta”, in quanto il soggetto “rappresentante”, altrimenti escluso dalla successione, vi accede in forza di un’accettazione altrui che non ha avuto luogo.


Andiamo con ordine.


Quando si verifica la rappresentazione?


L’istituto è applicabile tanto alla successione legittima quanto a quella testamentaria.

In quest’ultimo caso è necessario che il de cuius non abbia disposto altrimenti, ossia non abbia espressamente preveduto l’ipotesi della mancata accettazione del diretto chiamato, disponendo la sua sostituzione .

 

successione per rappresentazione

 


L’ipotesi per le quali il primo chiamato non effettui l’accettazione possono essere varie. Tra queste:


– la premorienza. Tizio, figlio di Caio, muore prima del padre e conseguentemente non potrà accettare l’eredità di costui.


Allorquando Tizio morisse dopo Caio, ma prima di aver accettato l’eredità di quest’ultimo, si determinerà la trasmissione ai suoi eredi (a tutti, e quindi anche ad eventuali non discendenti) della possibilità di succedere a Caio. (art 479 cc)  


rinuncia. Tizio manifesta formalmente la propria volontà di non accettare l’eredità di Caio.


Indegnità del rappresentato, che non potrà succedere per aver compiuto uno degli illeciti contemplati all’art. 463 cc


perdita del diritto di accettare del primo beneficiario, perchè, ad esempio, egli non vi abbia provveduto entro il termine  fissato dall’autorità giudiziaria su richiesta di chiunque vi abbia interesse.

 

rappresentazione ereditaria


Quali soggetti subentrano al primo beneficiario?


La rappresentazione ha luogo, nella linea retta, a favore dei discendenti dei figli anche adottivi, del defunto, e, nella linea collaterale a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto.


Cosa significa: il primo chiamato “rappresentato”, che non accetta, deve essere figlio o fratello del defunto.


In questo caso, i discendenti possono accettare l’eredità al posto del genitore.


Muore Caio. Tizio, suo figlio, non può accettare. Possono succedere per rappresentazione i figli di Tizio.

Alla stessa stregua se Tizio fosse il fratello di Caio.


Pare essere escluso che nella qualifica di “rappresentato” possano essere compresi soggetti diversi da quelli indicati, come ad esempio i nipoti.


La giurisprudenza, limitata, più recente opta – infatti – per un’ interpretazione restrittiva rilevando che “L’ambito di applicazione della rappresentazione, sia nella successione legittima che in quella testamentaria, è circoscritto dall’art. 468 c.c., nel senso che essa ha luogo a favore dei discendenti del chiamato che, nella linea retta, sia figlio e, in quella collaterale, fratello o sorella del defunto; ne consegue che sono esclusi dalla rappresentazione i discendenti del nipote ex sorore istituito erede testamentario”. Cass. civ. Sez. II Sent., 30/12/2011, n. 30551.


Fino a quale grado di parentela in linea retta opera la rappresentazione?


La rappresentazione ha luogo in infinito, siano uguali o disuguali il grado dei discendenti e il loro numero in ciascuna stirpe. non si segue quindi la regola generale che il grado più prossimo esclude quello più remoto.


La rappresentazione avviene per stirpi, vale a dire per gruppi di discendenti di ciascun chiamato, e non rileva per l’operare dell’istituto che siano uguali o disuguali il grado (di parentela con il defunto) dei discendenti e il loro numero;
conseguentemente, il discendente del figlio o del fratello o della sorella potrà succedere al de cuius anche se, per ipotesi, presenti un grado di parentela estremamente remoto.


Se uno stipite ha prodotto più rami, la suddivisione avviene per stirpi anche in ciascun ramo, e per capi tra i membri del medesimo ramo.


Facciamo un esempio.
Caio muore e lascia due figli, Tizio e Sempronio. Quest’ultimo ha a sua volta due figli, Mevio e Quinto. Se Sempronio dovesse rinunziare alla successione l’eredità di Caio si dividerebbe ugualmente in due parti, metà a Tizio, l’altra verrebbe divisa tra Mevio e Quinto.

 

 

rinuncia eredità discendenti

I figli possono accettare l’eredità al posto del genitore che vi abbia rinunciato o non possa farlo

 

Si tengono in considerazione eventuali donazioni effettuate dal de cuius al rappresentato?


Come abbiamo visto in altri contributi (1, 2) le donazioni effettuate in vita dal de cuius costituiscono una sorta di anticipo di eredità. Esse possono rientrare in gioco al momento dell’apertura della successione vuoi in virtù dell’istituto della collazione, vuoi perchè hanno leso i diritti dei legittimari alla loro quota di riserva.


Ebbene, allorquando il soggetto chiamato all’eredità non intendesse o non potesse accettare, i discendenti che succedono per rappresentazione sono tenuti alla collazione  delle donazioni fatte al rappresentato dal de cuius, anche se abbiano rinunciato all’eredità di questo (art. 740 cc).


Dal par loro, ai rappresentanti sarà riservata la medesima iniziativa contemplata per il soggetto rappresentato per agire in riduzione contro le disposizioni lesive dei diritti della quota di legittima. (art 576 cc

 

 

 

 

 

Per una consulenza da parte degli avvocati Berto in materia di

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