Una nuova Legge sul consumo di suolo.

 

La nuova Legge Regionale del Veneto, la n. 14 del 2017, si prefigge sicuramente un importante obiettivo etico che è quello di “ridurre progressivamente il consumo di suolo non ancora urbanizzato per usi insediativi e infrastrutturali, in coerenza con l’obiettivo europeo di azzerarlo entro il 2050”.

 

Nessuno avrebbe nulla da dire al riguardo se non fosse che, a causa della grave crisi economica che ha in particolar modo colpito il settore dell’edilizia, il consumo di suolo di fatto è già azzerato, nel senso che ormai non si costruisce più.

consumo di suolo

Era necessaria una legge di contenimento del consumo di suolo durante la crisi edilizia?

 

Ora, poiché la legge è entrata in vigore da qualche giorno (precisamente il 24 giugno 2017), ai sensi dell’art. 13 della medesima legge, in Veneto, salvo alcune deroghe previste dallo stesso articolo, “non è consentito consumo di suolo e “non è consentita l’introduzione nei piani territoriali ed urbanistici di nuove previsioni che comportino consumo di suolo” fino a quando la Giunta Regionale non adotterà (entro 180 giorni) un provvedimento in cui stabilirà, tra le altre cose, “la quantità massima di consumo di suolo ammesso nel territorio regionale”.

 

In sostanza, l’attività edilizia per i prossimi 180 giorni (6 mesi) è di fatto bloccata: poi si vedrà cosa succederà quando la Giunta Regionale avrà adottato il sopra richiamato provvedimento.

 

Orbene, è pur vero che, in futuro, gli interventi edilizi avranno ad oggetto soprattutto la “riqualificazione urbana” (art. 6) e la “rigenerazione urbana sostenibile”: ma era davvero necessario sancire per legge (come se non ci avesse già pensato la crisi economica) il divieto di consumo di suolo? O, forse, non sarebbe stato sufficiente prevedere dei forti incentivi economici (che nella legge sembrano mancare) per riqualificare il territorio già edificato?

 

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