Il capitale del mutuo deve essere detratto dalla spesa imputata a reddito?

In un recente caso preso in esame dalla Corte di Cassazione, l’Amministrazione Finanziaria aveva determinato un maggior reddito derivante dall’acquisto di un fabbricato, con contestuale stipulazione di un mutuo ipotecario per valore pari al prezzo.

La Corte, con la sentenza n. 19192 del 2019 ha rilevato al riguardo che, qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali ed il contribuente deduca e dimostri che tale tale spesa sia giustificata dall’accensione di un mutuo, la prova contraria a carico del contribuente richiesta può essere assolta mediante la produzione del contratto di mutuo, idoneo a dimostrare la provenienza non reddituale delle somme utilizzate per l’acquisto del bene.

La Corte di Cassazione ha chiarito che l’accertamento del reddito con metodo sintetico non impedisce al contribuente di dimostrare, attraverso idonea documentazione, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta, ritenendo, tuttavia, sufficiente la prova della sussistenza del mutuo, senza la necessità di dover dimostrare anche le motivazioni dell’erogazione e le garanzie che la supportano.

Secondo il giudice, il mutuo non esclude ma diluisce la capacità contributiva: ne consegue che il capitale mutuato deve essere detratto dalla spesa accertata e imputata a reddito, mentre devono essere aggiunti a essa i ratei maturati e versati per ogni annualità

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