Fino a quando bisogna mantenere i figli? Eh eh eh vediamo un pò…

fino a quando bisogna mantenere i figli?

Fino a quando bisogna mantenere i figli?

“Nella vita bisogna fare tre cose“, recita un noto proverbio Zen: “fare un figlio, scrivere un libro, piantare un albero“.
Le ultime due attività, possono essere intraprese con leggerezza, in quanto possono anche non lasciare il segno.
Per la prima, mettere al mondo un figlio, bisogna pensarci bene, in quanto si intraprende un cammino destinato a comportare oneri e onori per molto, molto tempo.

Lasciando da parte le innumerevoli – e più importanti –  sfaccettature che colorano la nascita di un bimbo dal punto di vista affettivo/umano, è quesito assai ricorrente per i genitori il “fino a quando dovrò mantenere mio figlio?“.
Domanda assai più frequante in un’epoca, come quella attuale, dove si assiste assai diffusamente al fenomeno – poco elegantemente – denominato da un recente ministro dell’economia dei “figli bamboccioni“, che sembrano prendere sempre più tardi il volo dal nido familiare.

bamboccioni

Obbligo di mantenere i figli fino a quando non abbiano acquisito una stabile indipendenza economica

C’è, al riguardo, la falsa convinzione di dover provvedere alla propria prole fino al compimento dei 18 anni: ma la maggiore età non basta, di per se’ sola, a campare.
Ed allora: fino a quando bisogna mantenere i figli?
Partiamo dal dato normativo: l’art. 147 cc. impone ai coniugi  “l’obbligo di mantenere, istruire, educare  e assistere moralmente i figli“.
Come vi debbono provvedere i genitori?
nel rispetto delle loro – dei figli –  capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni.
Bisogna, pertanto, aver cura dei discendenti non con lo stampo – nella identica maniera per tutti – ma in ragione dei particolari connotati che caratterizzano il singolo figliolo.
E qui è il bello.
Sì, perchè si dovrà mantener fede a tali obblighi fino a quando il figlio, sia pur divenuto maggiorenne, non abbia acquisito una stabile indipendenza economica  (da intendersi quale reperimento di uno stabile lavoro che gli consenta un tenore di vita adeguato e dignitoso) ovvero sia stato posto nelle concrete condizioni per essere autosufficiente e, ciò nondimeno, pur potendo, non si sia attivato almeno per la ricerca seria e concreta di un lavoro.
Attenzione, però.
Non un lavoro qualunque, ma un’attività possibilmente adeguata alle sue aspirazioni e al percorso formativo di studi svolto.
Pertanto, mentre verrà meno l’obbligo di mantenimento del figlio che abusando della disponibilità dei genitori, tenga un comportamento di inerzia o di rifiuto ingiustificato di occasioni di lavoro (ovvero di colpevole negligenza nel compimento del corso di studi intrapreso) e, quindi, di disinteresse nella ricerca dell’indipendenza economica, va marcatamente sottolineato come l’obbligo degli ascendenti sia improntato all’assistenza materiale “nel rispetto delle inclinazioni naturali e aspirazioni” della prole, per cui se un figlio sia disoccupato, bisognerà porre attenzione al motivo di tale inattività e valutare se la mancanza di impiego sia  legata all’assenza di possibilità lavorative ancorate alle aspirazioni, al percorso scolastico, universitario e postuniversitario del figliolo ed alla situazione attuale del mercato del lavoro, con specifico riguardo al settore nel quale il soggetto abbia indirizzato la propria formazione e la propria specializzazione.
In tal caso è doveroso per i genitori contribuire al suo sostentamento, fino a quando non avrà trovato la sua strada.

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