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La revoca assegnazione casa familiare può comportare l’aumento dell’assegno divorzile?

La casa è un luogo che quando cresci vuoi lasciare, e quando invecchi ci vuoi tornare.
(John Ed Pearce)

…. e quando divorzi, non vorresti abbandonare.


Partiamo dal caso specifico, per scendere in medias res della questione che oggi esaminiamo.


Alla moglie, in sede di separazione, era stata assegnata la casa familiare.


Non si parla di un’abitazione qualunque, né di una separazione ordinaria: i coniugi evidentemente erano molto facoltosi, come lussuosa la villa dove avevano trascorso la vita matrimoniale.


In sede divorzile, veniva revocata alla signora l’assegnazione dell’immobile.


Costei, presone atto, chiedeva che della circostanza fosse tenuto debito conto nella commisurazione dell’assegno divorzile in suo favore.


Il Tribunale si limitava a riconoscerle “solo” € 3.000 mensili, a fronte degli oltre 10.000 richiesti dalla (ex) moglie.


Sentenza appellata da quest’ultima, ma il provvedimento veniva confermato in secondo grado.


Arriviamo alla Cassazione che accoglie le doglianze della signora ed espone quanto segue.

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L’assegno di divorzio – come statuito di recente dalla Suprema Corte – ha natura assistenziale, compensativa e perequativa.


Assistenziale: il coniuge che non abbia mezzi adeguati o non possa procurarseli deve essere sostenuto economicamente dall’altro.


Compensativa: l’assegno tende a riconoscere il contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi


Perequativa: volta a ridurre il disequilibrio tra le rispettive posizioni venutosi a creare con lo scioglimento del vincolo, tramite il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate.


Conseguentemente, Il giudizio sull’attribuibilità e consistenza dell’assegno divorzile dovrà essere espresso alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonchè di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto.

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revoca assegnazione casa familiare: può avere incidenza sull’attribuzione dell’assegno ma nessun automatismo.


Ebbene, a parere della Cassazione, i giudici che avevano statuito la questione oggetto di causa non avevano “valutato la disponibilità e la fruizione nel corso del matrimonio della casa familiare di elevate caratteristiche di pregio, tali da non renderla fungibile con qualsiasi altra abitazione reperibile nel medesimo Comune a costi contenuti; sul punto dunque la decisione risulta viziata e va cassata”.


Appare, pertanto, incidentalmente acquisito che anche l’attribuzione della casa familiare abbia valenza assistenziale, perequativa e compensativa, in quanto tale oggetto di rilevanza in seno al giudizio di statuizione e quantificazione dell’assegno divorzile.


Tale decisione ripercorre altre, di simile tenore, precedenti, ove – tra l’altro – era stato evidenziato che “Il coniuge al quale viene revocata l’assegnazione della casa coniugale, non ha automaticamente diritto ad un incremento dell’assegno divorzile in suo favore ma si deve effettuare una valutazione di congruità diretta a verificare se, quale conseguenza “del venire meno dell’assegnazione della casa coniugale” si sia determinata una modifica “in peius” delle sue condizioni economiche complessive”. Cassazione civile, sezione prima – 12 Marzo 2012 – n° 3922

La sentenza Cass. civ. Sez. I, Sent., (ud. 03-12-2018) 08-02-2019, n. 3869

Per una consulenza da parte degli avvocati Berto in materia di

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